Storia

Ticino Ducale
Prosegue la pubblicazione delle fonti storiche più antiche relative al Ticino. Con il programma «Ticino Ducale» era stata avviata, nel 1992, l'edizione dei documenti conservati nell'Archivio di Stato di Milano. L'impresa, affidata diversi anni fa al compianto prof. Luciano Moroni Stampa, aveva visto la pubblicazione, in tre volumi, dell'intero carteggio relativo al periodo di Francesco Sforza (1450-1466), che si era conclusa nel 1995. Con la pubblicazione del primo dei tre tomi previsti del volume ii, riservato a Galeazzo Maria Sforza (1466-1476), questa collana di documenti riprende, con il patrocinio dell'Archivio di Stato di Bellinzona e a cura di Giuseppe Chiesi.
Il volume in questione copre un arco di tempo abbastanza limitato (il triennio 1466-1468), ma sorprende per la quantità di materiale. Esso raccoglie infatti più di 800 documenti, che in buona parte risultano inediti. Per quanto concerne la natura della documentazione, un'osservazione si impone: in buona parte essa è costituita dal regolare scambio di informazioni e di decisioni che dalla cancelleria milanese giungevano ai funzionari e ai feudatari ducali presenti sul territorio, ma un cospicuo corpo di documenti viene a illuminare le lunghe e faticose trattative intercorse tra i duchi (Bianca Maria Visconti, vedova di Francesco Sforza, e il figlio Galeazzo Maria) e i signori della Lega svizzera, in vista del nuovo accordo diplomatico sottoscritto a Lucerna il 26 gennaio del 1467. Decine di lettere, inviate all'ambasciatore milanese accreditato a Lucerna, Antonio Besana, consentono non solo di tracciare un bilancio più attendibile di questo delicato periodo nei rapporti tra Milano e la Svizzera, ma gettano una luce, a volte vivissima, su personalità politiche ed ecclesiastiche della Confederazione, sulle loro ambizioni e sulle loro trame, sulle consuetudini di vita nei cantoni, sulle strutture di governo delle comunità alpine. Una parte consistente di questo epistolario, dato il suo contenuto segreto, era cifrato (e non sembra che le autorità svizzere siano riuscite a decifrare le missive, anche se l'operazione non era impossibile) ed ha dovuto essere decodificato per consentirne la lettura.
Il quadro politico e amministrativo in cui vivevano allora le terre ticinesi subisce alcuni mutamenti rispetto al quindicennio precedente di Francesco Sforza, grande condottiero e grande uomo di Stato. Il figlio Galeazzo Maria, che certamente non aveva la statura politica del padre, si vede costretto ad allontanare i Sanseverino, feudatari ducali, dal Sottoceneri, per evitare una vera e propria guerra civile tra fazioni di guelfi e ghibellini; fatica ad imporre la volontà superiore nei territori locarnesi, dove gli eredi del conte Franchino Rusca si contendono le prerogative di governo lasciate dal padre.
In particolare, nei rapporti con i cantoni primitivi, il nuovo regime milanese non sembra avere la capacità di farsi rispettare, sicché nei territori più settentrionali dello stato ducale avvengono episodi che suscitano timori e perplessità. Il più grave di questi - sino ad oggi sconosciuto alla ricerca storica - è l'esito di un attacco armato condotto da truppe urane e da leventinesi agli inizi del maggio 1467, che si risolve con una battaglia tra le case di Malvaglia e con incendi e devastazioni anche a Biasca, Iragna e Lodrino: nello scontro tra alcune centinaia di confederati e leventinesi e poche decine di bleniesi rimasti a guardia dei paesi del fondovalle, hanno la peggio 13 abitanti di Malvaglia.
Questo primo assaggio di documenti, insomma, ci introduce in un periodo del Quattrocento contrassegnato dalla ricomparsa di forti tensioni, dall'instabilità nei rapporti diplomatici e infine da una vera e propria crisi politica tra Milano e la Svizzera che andrà a sfociare, come è noto, nella spedizione confederata dell'inverno del 1478, conclusasi con la rovinosa sconfitta delle truppe milanesi a Giornico.
| Ticino Ducale |
| Il carteggio e gli atti ufficiali |
| Volume II, Tomo I |
| a cura di G. Chiesi |
| Edito dallo Stato del Cantone Ticino |
| 720 pp. Fr. 98.- |
Il Parlamento svizzero
Uno sguardo insolito sul Palazzo federale e i suoi personaggi fotografati da V. Botteron e E. Rieben. Brevi testi del politologo Adrien Vatter mettono a confronto le attività dei Consigli nel 1848 e nel 1998, mentre Jean-François Aubert delinea il complesso e avvincente sviluppo dell'Assemblea federale svizzera dal 1848 al 1998.
| AA.VV. |
| Il Parlamento svizzero e il suo Palazzo |
| L'Assemblea federale svizzera dal 1848 al 1998 |
| 2 volumi indivisibili, in cofanetto, illustrati |
| 325 pp. Fr. 59.- |
Nuove indagini su Mosè Bertoni
Il Notiziario libri si è già occupato a due riprese di Mosè Bertoni, lo straordinario emigrante bleniese diventato un mito nazionale in Paraguay: in occasione dell'uscita del libro di Danilo Baratti e Patrizia Candolfi L'arca di Mosè (n. 6, dicembre 1994, pagine 4 e 5) e della sua presentazione in Paraguay (n. 7, dicembre 1995, pagine 4 e 5). Ne riparliamo ora per segnalare tre fatti nuovi.
Nell'ottobre del 1998 si è festeggiato il restauro della casa a Puerto Bertoni e la sua trasformazione in museo didattico. L'operazione è stata coordinata da Helvetas, organizzazione non governativa svizzera presente da quasi trent'anni in Paraguay, che nel 1995 ha avviato il «Proyecto Bertoni», teso a salvare, rivalutare e rendere accessibile al pubblico l'eredità materiale e spirituale di Mosè Bertoni. Ora la vita e l'attività di Bertoni sono illustrate con chiarezza al visitatore: cartelloni e vetrinette hanno sostituito il disordine, la polvere, le ragnatele. La casa ha così perso una parte del fascino misterioso che emanava, ma l'intervento di restauro era urgente e necessario e questo era forse l'inevitabile prezzo da pagare. La casa e il parco circostante fanno ora parte di un percorso didattico teso a far riflettere i cittadini paraguaiani sulla necessità di proteggere la biodiversità e di cercare uno sviluppo sostenibile.
Nel settembre scorso, a settant'anni dalla morte di Bertoni, è stato presentato ad Asunción (Paraguay) e a Posadas (Argentina) il libro di Danilo Baratti e Patrizia Candolfi Vida y obra del sabio Bertoni. Anche questa pubblicazione si inserisce nel «Proyecto Bertoni» di Helvetas. Tradotto e stampato in Paraguay, il libro è stato da noi composto e impaginato: un'operazione editoriale che ha intensificato le relazioni tra il luogo di partenza e quello d'arrivo di Bertoni. Non si tratta di una traduzione dell'Arca di Mosè ma di un testo nuovo, indirizzato al pubblico paraguaiano. Si compone di una biografia, di un saggio che approfondisce alcuni aspetti dell'opera bertoniana e di una selezione di documenti in parte inediti. Finora in Paraguay non si disponeva di una biografia documentata dello scienziato bleniese, diventato un «padre della patria» di quel paese. Vida y obra del sabio Bertoni colma questa lacuna.
Il settimo numero dei «Quaderni Bleniesi» è dedicato a una delle imprese più straordinarie di Mosè Bertoni: la Tipografia Ex Sylvis, installata a Puerto Bertoni nel 1917 e attiva fino al 1929. Lo scienziato e colono diventa anche stampatore ed editore; a comporre, stampare e confezionare libri nella foresta sulla riva del Paraná saranno alcuni figli e nipoti, guidati dall'inesauribile patriarca. Una scelta ardita, quasi suicida in una regione isolata e depressa, dove manca l'energia elettrica (le macchine sono azionate a pedale) e dove spesso è difficile procurarsi anche l'essenziale: la carta, l'inchiostro. Eppure dai torchi della Ex Sylvis escono libri molto curati, che non sfigurano affatto di fronte alle produzioni dei più attrezzati stampatori del tempo (e di oggi). L'opuscolo Fare libri nella selva, curato da Danilo Baratti e Fabio Casagrande, ricostruisce la storia delle edizioni Ex Sylvis e mostra, con l'aiuto di numerose riproduzioni, la natura e la qualità del lavoro tipografico della famiglia Bertoni. La pubblicazione uscirà in occasione del novantesimo compleanno di Sigisfredo «Fifí» Schrottky, nipote di Mosè Bertoni e ultimo stampatore della Ex Sylvis.
| Danilo Baratti, Patrizia Candolfi |
| L'arca di Mosè. |
| Biografia epistolare di Mosè Bertoni (1857-1929) |
| Collana «Itinerari», |
| 832 pp. Fr. 78.- |
| Danilo Baratti, Patrizia Candolfi |
| Vida y obra del sabio Bertoni. |
| Moisés Santiago Bertoni (1857-1929): |
| un naturalista suizo en Paraguay |
| Helvetas, Asunción 1999 |
| 334 pp. Fr. 40.- |
| Distribuito in Svizzera dalla Libreria Casagrande |
| Danilo Baratti |
| Con la collaborazione di Fabio Casagrande |
| Fare libri nella selva. Mosè Bertoni e la tipografia |
| ex Sylvis (1918-1929) |
| «Quaderni bleniesi», numero 6 |
| 112 pp. (in preparazione) |
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